Perché non pubblico più video su YouTube

  1. Il video making è un’attività che richiede moltissimo tempo. Anche il più semplice vlog (senza particolari accorgimenti o abbellimenti) richiede:
    1. silenzio
    2. tempo per organizzare le idee
    3. tempo per registrare
    4. retake di tutti i blooper (ovvero il tempo di registrato è di molto superiore al tempo di montato)
    5. montaggio, ovviamente, il che vuol dire riguardarsi il tutto almeno tre volte
    6. caricamento
    7. promozione
  2. Non mi piace particolarmente l’ambiente di YouTube Italia e le persone che ci bazzicano
  3. Di base io resto un fanatico della parola scritta, con la sua calma, i suoi tempi e la possibilità di revisione meditata. Un video non lo permette, se non ti piace una parola che hai usato è necessario rigirare tutta la scena. Uno scritto è molto più flessibile.

C’era una bilancia negativa tra il tempo consumato a preparare un video e la sua efficacia. E’ vero: qui su WordPress mi seguono in pochi e ricevo ancora meno apprezzamenti. Non scrivendo (o registrando) solo per me stesso però, ne subisco molto meno l’effetto negativo.
Il vlogger è un’attività che trovo affascinante, molto efficace come mezzo di comunicazione, ma che tutto sommato resta appannaggio di professionisti o chi ha molto tempo da dedicarci.

Il potere dei nomi

stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus

Roma che era ora esiste solo nel nome, noi possediamo solo nudi nomi

Penso al senso di questo passaggio di Bernardo di Cluny, al quale possiamo attribuire due significati:
1) il concetto di Roma esiste solo nel nome, perché la sua realtà impermanente non può superare la prova del tempo, ovvero a Roma si attribuisce un nome
2) il nome di Roma è il suo concetto, a prescindere dalla caducità della sua realtà fisica, ovvero Roma è il suo nome

Due concetti solitamente contrapposti ma secondo me sinergici: noi in un certo senso creiamo le cose dando loro un nome, perché l’oggetto impermanente pur esistendo già per noi diventa reale solo quando percepito. Dando un nome noi fissiamo la percezione e da quel momento l’oggetto esiste a prescindere dalla sua impermanenza.
Nominare è il potere della creazione.
E lo troviamo in diverse culture attorno al mondo:

  • I greci avevano il concetto di logos come principio ed essenza del Cosmo
  • Nella Bibbia Dio crea il Cosmo nominandolo:

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.

  • Secondo alcuni folklori, la conoscenza del nome permette di controllare magicamente un’altra persona

E così via…

Una moglie a Parigi

Una fiction autobiografica sulla prima moglie di Ernest Hemingway, Hadley Richardson
Il romanzo, narrato in prima persona, si concentra sugli anni del matrimonio con una lunga digressione sull’infanzia della protagonista.

Per chi ha letto Festa mobile e conosce bene le atmosfere della Parigi della “generazione perduta” (la cui efficace elegia è il film Midnight in Paris di Woody Allen), si ritroverà a casa nella pagine della McLain, incontrando Gertrude Stein, Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald e tanti altri artisti che rivivono nel ricordo fittizio di Hadley.

Una prospettiva femminile del grande premio Nobel e della sua figura tormentata.
Come sempre grazie alle offerte Kindle ho scoperto una piccola perla.

La teoria del tutto

Questo gennaio 2014 ci ha regalato una doppietta di biopic straordinari. Prima Alan Turing, ora Stephen Hawking.
Di fronte a qualsiasi considerazione innanzittutto una standing ovation con triplo inchino mortale al gigantesco Eddie Redmayne. Prima di questa interpretazione non lo conoscevo (anche se IMDB mi dice che l’ho visto nella miniserie tratta da I pilastri della terra) .
La sua impressione di Hawking è così straordinaria che davvero ho pensato di vedere il grande fisico in carne e ossa piuttosto che un’impersonatore. L’immedesimazione è talmente totale che fa impallidire qualsiasi altra interpretazione di biopic che abbia mai visto (sì, persino il John Nash di Russell Crowe).

A differenza di The imitation gamepiù incentrato sull’opera e gli eventi contingenti (ma là c’era la Guerra a dominare lo sfondo storico), La teoria del tutto è incentrato totalmente sul Hawking persona che non meramente sul professore di Cambridge.

Ho terminato la visione con le lacrime agli occhi e la standing ovation in sala è stata più che meritata

Top Ten Libri 2014

Siamo ancora in tempo per i bilanci dell’anno appena passato, quindi ecco la mia personale lista delle prime dieci letture del 2014:

  1. Omero – Odissea
  2. Alexandre Dumas – Il conte di Montecristo
  3. Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Il gattopardo
  4. Dino Buzzati – Il deserto dei tartari
  5. Luigi Malerba – Itaca per sempre
  6. Jonathan Frazer – Il ramo d’oro
  7. Luis Sepulveda – Il vecchio che leggeva romanzi d’amore
  8. Mary Shelley – Frankenstein
  9. Scott Westerfeld – Leviathan
  10. Andy Weir – L’uomo di Marte

Magari ne parlerò in post specifici 😉

The imitatation game

The imitatation game

I biopic sono film pericolosi, possono scadere facilmente nell’apologia e talvolta nell’agiografia. Per essere appassionanti richiedono di romanzare la realtà degli eventi, delle persone e talvolta dei loro rapporti.
Quando si entra in sala per vedere un  biopic bisogna mantenere la stessa sospensione di incredulità che applicheremmo a qualsiasi opera di finzione. Essenzialmente qualsiasi film basato sulla realtà o meno resta un’opera di finzione.

La mia fidanzata da ottimo ingegnere informatico qual è, ha una specie di adorazione per Alan Turing e la macchina enigma (la cui decrittazione si stima che abbreviò la Seconda Guerra Mondiale di circa due anni, fornendo agli Alleati importanti conferme sulla strategia tedesca). Ogni occasione è buona per manifestare questa adorazione: una macchina enigma è esposta al museo della scienza e della tecnologia di Milano ed è stata il punto focale della nostra visita dell’anno scorso (mentre io lo confesso ero più attratto dalle riproduzioni leonardesche). Il primo film visto insieme è stato Enigma tratto dal romanzo di Robert Harris, una versione altamente romanzata con protagonista un personaggio ispirato a Turing.

Personalmente non avendo studiato informatica su Turing conosco poco o punto e ho mantenuto questa fanciullesca ignoranza per poter meglio gustare il film. Avrei lasciato a dopo gli approfondimenti che la curiosità mi avrebbe fatto eventualmente nascere sull’uomo e l’epoca.

Non sono un fan sfegatato di Benedict Cumberbatch e in gran parte non condivido l’hype sorto sulla sua figura di attore, trovandolo in questa veste competente e bravo, ma non straordinario. Il ritratto che fa di Alan Turing è lodevole, ma più che un assolo è un’ottima interazione con tutti i comprimari, cast inglese di medio-alto livello che si avvale tra gli altri di Mark Strong (sempre ottimo e ambiguo il giusto) e di Charles Dance (ormai identificato a torto con la sua controparte fantasy Tywin Lannister, ma apprezzatissimo da me sin dai lontani anni ’90).
La prezzemolina e sopravvalutata Keira Knightley fa il suo dovere tra le solite smorfie e sorrisini a mascellona piena.

Il punto di forza del film più che il cast (che è un veicolo) è il coinvolgimento emotivo trasmesso da una sceneggiatura equilibrata che non scade nel lato scandalistico della vita di Turing per concentrarsi giustamente sulla sua opera di matematico e crittografo (anche se grandemente semplificata e romanzata) per rendere omaggio al padre della moderna informatica con una biografia mai agiografica né apologetica.
The imitation game (titolo che omaggia il saggio che ha introdotto il concetto di intelligenza artificiale nella scienza attuale) riesce a riscattare questa figura negletta e dai più dimenticata, forse dandogli la necessaria ribalta che altri biopic hanno giustamente tributato ad altri geni misconosciuti del ventesimo secolo (così, su due piedi, mi vengono in mente A beautiful mindShine).

Concentrandosi sugli eventi della Seconda Guerra Mondiale, la pellicola riesce a veicolare la storia in maniera piuttosto avvincente, senza scadere in astrusi tecnicismi, ma anche regalando un paio di perle “da esperti” (mia fortuna è stata in tal caso avere affianco una persona che me li abbia fatti notare).

Consigliato a tutti, appassionati di storia, di spionaggio, di matematica, di informatica o più in generale a tutti i curiosi.

Buoni propositi 2015 (sezione libri)

Non vi inganni il titolo… non ci saranno altre sezioni.
E non saranno neanche mantenute queste aspettative, ma in ordine sparso per quest’anno 2015, leggerò:

  • la serie Canopus in Argos di Doris Lessing
  • i due tomi “Romanzi” di Paul Auster
  • tutta le antologie di Carver che mi sono regalato, più “Orientarsi con le stelle”
  • almeno due raccolte di Alice Munro
  • i libri di Ursula K. Le Guin che mi restano
  • i libri di Murakami che mi restano
  • Shantaram di Gregory David Roberts in lingua originale
  • almeno un romanzo di Dostoevskji
  • le antologie delle “Principesse azzurre” che mi restano
  • Le mille e una notte
  • L’Eneide
  • L’Edda poetica

in tutto questo c’è una casa da arredare e mille rivoluzioni da superare…