Non è mai un buon segno quando in mezzo a una proiezione ti trovi a guardare il quadrante dell’orologio.
In passato non ci facevo caso, ora lo reputo un buon indicatore.

Non sono tra coloro che hanno amato Suite Francese. Lo stile della Némirovsky è elegante e ipnotico, ma i suoi personaggi (purtroppo senza grandi eccezioni) non mi dicono nulla e mi lasciano del tutto indifferente. Considerando quanto le sue storie siano incentrate sugli stessi personaggi, capirete la mia perplessità totale nei riguardi della sua opera.

Il libro, composto degli unici due romanzi completati della sua “sinfonia in cinque parti” sulla guerra e l’occupazione nazista in Francia, è francamente irriducibile in pellicola.
Tempesta, il libro primo, è corale e rappresenta la fuga dei parigini dalla città minacciata dai bombardamenti. Le sue prime pagine sono un esempio magistrale di narrativa, anzi di letteratura, per tensione e liricità.
Dolce, libro secondo, è la storia privata di occupazione e convivenza tra nemici del piccolo paese di Bussy.
Su questa parte si concentra il film.

Dovremmo essere abituati a vedere Kristin Scott-Thomas in abiti anni ’30, basti pensare all’indimenticabile Paziente Inglese di Langella.
La signora è maturata e le rughe risultano naturali quanto apprezzabili in tempi in cui la chirurgia plastica ci restituisce tanti orrori e saper invecchiare pare diventata abilità rara. Restando fermo che sia, ovviamente, un’ottima attrice.
Le note positive finiscono qui.

Il film è tedioso, semplicemente. Accadono eventi (tanti): dall’invasione all’occupazione, tedeschi buoni e cattivi, storie d’amore clandestine sussurrate, tentati omicidi e assassini riusciti, accenni di resistenza e fuga.
C’è tutto in questo film, compreso un finale che nel libro, per evidenti cause, non c’è.
Quello che manca è il pathos. Non mi sono appassionato a nessuno, né alla storia d’amore né ad alcun evento drammatico o tragico. Come assistendo a uno spettacolo di lanterna magica: affascinante, visivamente, ma senza sostanza ed emozione.
La regia, infatti, è onesta ed equilibrata. La recitazione non è eccellente ma è apprezzabile. Il film, tuttavia, manca di cuore.

Temo che oltre che alla sceneggiatura piatta, questo sia da imputarsi anche alla totale assenza di alchimia tra i due attori protagonisti. Michelle Williams non è una cattiva attrice, tutt’altro, ma siamo di fronte a un problema di casting consistente…

Dulcis in fundo, il titolo viene giustificato artificiosamente (non sarebbe stato altrimenti possibile farlo) e viene dato un contentino alla vita e all’opera della Némirovsky (e della figlia Denise) prima dei titoli di coda. Tributo che resta del tutto slegato dalla pellicola e pertanto sembra appiccicato come una figurina di cartone.
Meglio sicuramente il libro.

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