Chi ti credi di essere?

Chi ti credi di essere?

Alice Munro è l’esponente più illustre della scrittura di donna o è semplicemente una grande scrittrice?
Chiaramente la domanda è retorica e se non bastasse il premio Nobel a dimostrarlo, consiglierei di leggere Chi ti credi di essere?

In tempi non sospetti, quando lessi la magistrale raccolta In fuga nel lontano 2007 (ben otto anni fa!) sapevo di trovarmi di fronte a un’autrice importante.
Io, tuttavia, che non sono un critico letterario né un fine conoscitore dell’humus da cui emerge la Munro, oggi come allora, posso solo godere della sua prosa raffinata, immergermi nella vite dei suoi personaggi e deliziarmi della grazia ricevuta per aver conosciuto una grande della letteratura, prima che fosse sdoganata da un premio che forse mi avrebbe fatto mantenere le distanze (almeno per un po’).
E’ una piacevole conferma quando uno dei tuoi autori preferiti viene insignito del premio Nobel.

Chi ti credi di essere? è un romanzo di racconti, usando una fortunata definizione creata per attirare il pubblico, generalmente reticente verso la forma della narrativa breve, verso le raccolte imperniate su un solo personaggio.
Seguiamo la vita di Rose (e della matrigna Flo) dall’infanzia fino alla maturità e in questo la definizione è azzeccata. Tanti istanti sulla rotta della vita catturati dalla penna dalla Munro.
La raccolta ha un forte sapore autobiografico: il contrastato rapporto con la matrigna, l’entrata in contatto con l’ambiente universitario e la voglia di riscatto sociale attraverso un matrimonio affrettato, la crisi coniugale e la tribolata ricerca di una stabilità emotiva.

Difficile amare Rose, eppure è un personaggio così perfettamente umano con tutte le sue debolezze e il suo orgoglio, che non si può che applaudire la Munro per aver tratteggiato con così abile efficacia la sua protagonista.
E’ la contraltare Flo, con la sua provinciale praticità a riscuotere maggiormente il mio affettoe. In tutta la raccolta Flo resta malgrado tutto la pietra di paragone della vita di Rose, tutto ciò che non vuole essere e diventare. Una caparbia convinzione che la porterà agli inevitabili errori della vita.

Questa è la quarta raccolta della Munro, uscita nel 1978. Dieci anni da La danza delle ombre felici. Ne mancano altre trenta  per arrivare a Troppa felicità. Siamo insomma a un quarto del percorso di crescita dell’autrice. Lo stile è già affinato, ma la delicatezza della maturità è ancora da venire.

In Chi ti credi di essere? con un nuovo compagno sposato due anni prima e una nuova vita da costruire, è come se la Munro facesse i conti con il suo passato e chiudesse una fase della propria vita e di narratrice esorcizzando il passato e guardando al futuro che poi porterà ai migliori racconti che questa grande narratrice ci ha regalato.

E’ un ottimo modo per conoscere Alice Munro, ma forse vale ancora la pena di avere il primo approccio con le raccolte più recenti e la sua magnifica, elegante liricità del quotidiano.

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