Il caso Irène Némirovsky

Il caso Irène Némirovsky

Per anni mi sono chiesto il motivo del successo (tardivo) di Irène Némirovsky, la sventurata scrittrice russa naturalizzata francese che è stata lanciata da noi in pompa magna da Adelphi, che ne pubblicherebbe anche la carta igienica, se ci avesse scritto sopra e se ne restasse qualche pezzo.

Spero che la vis polemica non faccia storcere il naso a qualcuno.
Non amo la Némirosvky, di cui ho letto gran parte delle opere brevi e Suite Francese. La apprezzo, ovvero le riconosco delle oggettive doti, ma non ha suscitato in me visceralità. E fin qui siamo nel regno soggettivo.

Il mio sospetto alla fine è che la Némirovsky abbia avuto l’acclamazione postuma, più che per le indubbie capacità narrative, a causa della sua tragica fine.

La tragedia non è nella sorte in sé, la colpa e infamante e triste che cade sulle teste di tutti quelli che hanno creduto in ometti dai baffi strani o dai menti volitivi.
L’aspetto tragico della morte di Irène Némirosvky è che sia stata vittima dei suoi stessi “amici”.
Russa di origine ebraica, ma sempre in polemica con gli ebrei stessi (si ricordi il ritratto feroce di David Golder), la Némirovsky non è secondo me il caso stereotipato di “ebrea che odia se stessa”, una lettura banale e superficiale dell’opera e della donna.

E’ indubbio però che c’è una qualche ironia particolare nel constatare come la Némirovsky sia stata arrestata e inviata ai campi di sterminio proprio da quella classe politica di estrema destra che in qualche modo sosteneva e al quale lo sventurato marito farà appello per chiederne la liberazione, adducendo proprio la natura “antisemitica” dell’opera della moglie, non capendo che così avrebbe condannato solo se stesso.

Il successo della Némirovsky secondo me è da imputarsi alla vita e all’opera di sua figlia, Denise Epstein.

La rocambolesca fuga dalla gendarmerie durante gli anni ’40 con la sorellina minore, la borsa trascinata contenente i manoscritti della madre… questo è quello che affascina della Némirovsky. La sua opera, la riscoperta dei suoi libri, è subordinata, o quanto meno è temporalmente successiva alla storia delle figlie.
Non solo perché senza di loro non si avrebbe Suite Francese e quindi alcuna riscoperta. E neanche perché Denise Epstein perse la vista sui quaderni della madre per trascrivere faticosamente la suite e donarla ai lettori.

Il successo della Némirovsky, io credo, è un simbolo. E’ il riscatto delle vittime dell’orrore e l’assicurazione (a tutti noi piacciono) che da tutto quel terrore si è salvato qualcosa (le figlie, la valigia, il manoscritto… per riflesso l’opera di un’autrice dimenticata).
Prima e per lungo tempo c’è stata e rimane la testimonianza dei sopravvissuti.
Ora abbiamo la possibilità di accarezzare con l’occhio un frammento di quella cultura di matrice ebraica, spazzata via dall’Europa, che ha prosperato per secoli fino alla follia nazista.

In me resta la convinzione che sarebbe stato più interessante e avrebbe reso miglior servizio alla memoria di Irène Némirovsky un film sulla fuga delle figlie. Non sia mai che qualcuno ne prenda ispirazione e ne tragga una pellicola, se possibile, ancora peggiore di Suite Francese.

Di questo, però, ve ne parlerò a breve.

Tre anni

Tre anni fa, grosso modo a quest’ora, uscivo precipitosamente di casa per andare a casa della ragazza di cui mi ero innamorato totalmente e subitaneamente.

Due giorni prima mi ero confessato in ginocchio di fronte al suo divano, la dichiarazione più patetica e inopportuna che si sia mai vista:

“Ti amo…”
“Che cosa?!” – con aria sconvolta
“Ti amo!” – pronto a sotterrarmi
“Non puoi! E’ ancora troppo presto!”

E tre anni fa, due giorni dopo, il primo bacio

Scene da film, eppure sono accadute sul serio

Perché non pubblico più video su YouTube

  1. Il video making è un’attività che richiede moltissimo tempo. Anche il più semplice vlog (senza particolari accorgimenti o abbellimenti) richiede:
    1. silenzio
    2. tempo per organizzare le idee
    3. tempo per registrare
    4. retake di tutti i blooper (ovvero il tempo di registrato è di molto superiore al tempo di montato)
    5. montaggio, ovviamente, il che vuol dire riguardarsi il tutto almeno tre volte
    6. caricamento
    7. promozione
  2. Non mi piace particolarmente l’ambiente di YouTube Italia e le persone che ci bazzicano
  3. Di base io resto un fanatico della parola scritta, con la sua calma, i suoi tempi e la possibilità di revisione meditata. Un video non lo permette, se non ti piace una parola che hai usato è necessario rigirare tutta la scena. Uno scritto è molto più flessibile.

C’era una bilancia negativa tra il tempo consumato a preparare un video e la sua efficacia. E’ vero: qui su WordPress mi seguono in pochi e ricevo ancora meno apprezzamenti. Non scrivendo (o registrando) solo per me stesso però, ne subisco molto meno l’effetto negativo.
Il vlogger è un’attività che trovo affascinante, molto efficace come mezzo di comunicazione, ma che tutto sommato resta appannaggio di professionisti o chi ha molto tempo da dedicarci.