Carlo Rovelli – Sette brevi lezioni di fisica

Carlo Rovelli – Sette brevi lezioni di fisica

Leggere il libro di Rovelli è un po’ come guardare le pillole di Bruno Bozzetto, quelle di SuperQuark per intenderci: in linguaggio semplice, oserei dire pure povero (la semplicità può anche essere ricca, se usata sapientemente) vengono proposti concetti basilari di fisica contemporanea.
Non è un saggio per gli addetti e neanche per chi ha già masticato un po’ di concetti, a livello divulgativo.
E’ proprio un saggetto che secondo me può andare bene come “introduzione alla fisica per scuole medie”. Sarebbe stato un titolo più onesto, anziché fare il verso ai famosi “pezzi” di Richard Feynman.
Consigliato dunque a chi vuole spenderci solo un’oretta e si accontenta della “lezioncina”.
Per qualcosa di più rigoroso, seppur divulgativo (di più non oso neanche io, ché sono profano della fisica), secondo me una lettura più completa, sebbene più onerosa in termini di tempo, è “La grande storia del tempo” di Stephen Hawking.

La teoria del tutto

Questo gennaio 2014 ci ha regalato una doppietta di biopic straordinari. Prima Alan Turing, ora Stephen Hawking.
Di fronte a qualsiasi considerazione innanzittutto una standing ovation con triplo inchino mortale al gigantesco Eddie Redmayne. Prima di questa interpretazione non lo conoscevo (anche se IMDB mi dice che l’ho visto nella miniserie tratta da I pilastri della terra) .
La sua impressione di Hawking è così straordinaria che davvero ho pensato di vedere il grande fisico in carne e ossa piuttosto che un’impersonatore. L’immedesimazione è talmente totale che fa impallidire qualsiasi altra interpretazione di biopic che abbia mai visto (sì, persino il John Nash di Russell Crowe).

A differenza di The imitation gamepiù incentrato sull’opera e gli eventi contingenti (ma là c’era la Guerra a dominare lo sfondo storico), La teoria del tutto è incentrato totalmente sul Hawking persona che non meramente sul professore di Cambridge.

Ho terminato la visione con le lacrime agli occhi e la standing ovation in sala è stata più che meritata